|
|
 |
 |
|
La nostra storia comincia in un semplice laboratorio di falegnameria nel 1978 quando Pietro, interrotti gli studi universitari per costruire una sua famiglia autonoma, mette a frutto gli insegnamenti del nonno.
Mio bisnonno Luciano - racconta Damiano Gardiman - faceva il falegname, andava in giro con il cappello e la bicicletta, parlava con un accento veneto che mi faceva ridere e mi ricordo bene le sue mani nodose e piene di calli che mi sembravano impossibili in un corpo magro come il suo. Mio papà e mia mamma hanno sempre lavorato insieme da quando io me li ricordo, lui lavorava in laboratorio e lei in verniciatura. L’immagine di quegli anni è che dovevamo sempre chiamare mio papà quando era ora di mangiare, urlavamo dal balcone, ma se c’erano le macchine accese non sentiva e allora bisognava andare a chiamarlo di persona. Lui diceva “arrivo subito” ma bisognava sempre chiamarlo un’altra volta perché si dimenticava. D’estate, quando non si andava a scuola, io e mio fratello andavamo in laboratorio ad aiutare, raccoglievamo i trucioli nei sacchi per dieci minuti e appena si dimenticavano di noi scappavamo fuori a giocare. Adesso è passato qualche anno e le cose sono un po’ cambiate, il laboratorio è più grande e molto diverso da prima, facciamo sempre lo stesso lavoro, solo che adesso tutto è più complicato e per chiamare mio padre usiamo il telefonino. |
| |
|
|
| |
 |
|
 |
|
 |
|
|